divertimenti dei giovani degli anni ‘50 - Le Balere

 

Leggiamo spesso sui giornali diatribe interminabili sulla frequentazione delle discoteche da parte dei giovani; sugli orari di apertura e chiusura, sull’intensità dei suoni e soprattutto sulle possibili implicazioni dell’uso di alcool e droga. A quanto si vede in tv le sale odierne  sono molto grandi e iper tecnologiche sia per quanto riguarda la musica  che per le luci. Quelle dei nostri tempi erano molto spartane e con orchestrine per lo più raffazzonate;  la prima in assoluto per frequentazione  era l’Alhambra di Sarzana, altre erano San Michele , la Chiappa, Pallerone ,Terrarossa. Per raggiungerle noleggiavamo la 1100 di Gabella, visto che nessuno di noi poteva usufruire di un’auto di proprietà. Si pagava una quota d’entrata e all’Alhambra si poteva avere un tavolo, acquistando una bottiglia di liquore per cui versavamo una piccola parte  ciascuno  (gh’ea sempre un chi si allontaneva) pur di avere una base di appoggio e far colpo sulle ragazze. Così succedeva che, a turno, qualcuno si ubriacava e doveva essere accompagnato a casa. Quando toccò a me ricordo che stetti tre giorni a semolino. Gli amici venivano sotto casa chiamando mia madre  (Wilma, com’i sta?) ridendo della mia disavventura. Nelle sale più di periferia in genere le ragazze erano sedute ai lati della sala e noi maschi dovevamo andare a chiedere:balli? Rricordate nel film I soliti ignoti la scena nella quale Gassman balla con la servetta ? Come ho detto si trattava principalmente di balli lenti ma iniziavano anche  i primi “rock and roll”. A una certa ora uno di noi segnalava al vicino che bisognava tornare e si spargeva la voce. Sorrido al ricordo di quando incaricai un caro amico che, salito su una sedia, emise un fischio fortissimo seguito da andeno ragassi, con noi che cercavamo di nasconderci. In genere filava tutto liscio, al massimo qualche litigio con ragazzi locali che non vedevano di buon occhio l’intrusione di “foresti”. La nostra frequentazione di quelle che in gergo erano dette “balere” era legata principalmente all’acquisizione di una certa bravura nel ballo, che poi facevamo valere durante i “festini” casalinghi, con le ragazze che ci interessavano. Partecipavamo anche ai famosi veglioni carnevaleschi (una notte al berj-berj e “ tutto finisce all’alba) ma più che altro per godere della splendida atmosfera che si respirava. Alle ragazze nostre coetanee difficilmente veniva concesso di presenziare, se non accompagnate. Seguivamo anche le orchestrine che suonavano nei bar e in particolare un maestro lericino (autore fra l’altro di un brano religioso dedicato alla Madonna di Maralunga ) che, indossando una camicia hawaiana, suonava nel giardino del bar La Perla ,  con la moglie in veste di cantante. Quando suonava “Guglielmina” noi, appostati dietro il giardino, ripetevamo in coro “la bellissima tu sei di Copenhagen”. Forse ho divagato ma spero di essere riuscito a trasmettere l’immagine di diciottenni che si divertivano  con il poco che avevano e che forse non soffrivano  dei tanti i problemi che l’attuale gioventù purtroppo lamenta.

 

Raimondo Pagano

 

 

 La rubrica del benessere di Daniela Paduano

A Natale vince lo Strudel

Tra i vari dolci che la tradizione ci propone per le festività natalizie lo strudel di mele è quello perfetto da tenere in casa, da mangiare insieme agli amici nelle sera di festa ed è anche bello da regalare. Ma è soprattutto perfetto per l’elevato valore nutrizionale e per gli effetti benefici sulla salute dei suoi ingredienti princi-pali, parlo delle mele, della frutta secca (o ole-osa) e della preziosissima cannella; un tris as-solutamente benefico.  Una mela al giorno to-glie il medico di torno. Questo vecchio detto potrebbe essere più vero di quanto si possa credere. Recenti studi hanno dimostrato che il consumo di mele può aiutare a controllare il peso corporeo, ridurre il rischio di soffrire di malattie cardiache e combattere il cancro. An-che se tutti apprezziamo di più la polpa della mela, in realtà è la buccia quella che contiene la maggior parte dei nutrienti come la querce-tina, un antiossidante che previene i danni cel-lulari, le fibre insolubili che aiutano il tratto di-gerente a mantenersi sano e pulito e inoltre aumentano il senso di sazietà. Fibre solubili come la pectina, abbondante nella buccia di mela, aiutano invece a ridurre il colesterolo e a controllare i picchi glicemici. Quindi solo mele biologiche e con la buccia per lo strudel natali-zio! L’altro prezioso ingrediente dalle mille virtù terapeutiche e preventive è la frutta oleo-sa (noci, mandorle, pinoli ecc…) Contraria-mente a quel che si pensa, i semi o frutti oleo-si non fanno affatto ingrassare, soprattutto se consumati a colazione e non alla fine di un pa-sto completo, ma grazie al contenuto di protei-ne, fibra,vitamine, minerali e acidi grassi es-senziali omega 3 risultano un alimento partico-larmente salutare che oltre a procurare  un gra-devole senso di sazietà aumentano il colestero-lo "buono" HDL e aiutano a tenere sotto con-trollo la pressione arteriosa, diminuendo signi-ficativamente il rischio cardiovascolare. Ma l’ingrediente di punta di questo dolce e che lo rende particolarmente salubre è la cannella o cinnamomo. Diversi studi condotti in Gran Bretagna e Stati Uniti e pubblicati su prestigio-se riviste scientifiche come Diabetic Medicin e  Journal of American College of  Nutrition han-no  messo in luce che la cannella aiuta ad ab-bassare la glicemia, contrastare l’ipertensione arteriosa e persino ridurre il peso in eccesso. E dal momento che è ormai noto che questa pre-ziosa spezia favorisce anche il processo dige-stivo e previene le fermentazioni intestinali, ri-tengo che si possano sfruttare tutte queste fan-tastiche virtù della cannella anche per aroma-tizzare e insaporire le più svariate pietanze nel-le prossime festività natalizie, cosa che ci aiu-terà, nel contempo, a ridurre anche l’abuso di sale e i rischi a questo correlati. Ovviamente il tutto ha un senso se il nostro pranzo natalizio non consiste in un pantagruelico banchetto, che va dall’aperitivo all’ammazza caffè. In tal caso anche lo strudel preparato con i più selezionati ingredienti……farebbe solo ingrassare!

 

L'Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Lerici, Veruschka Fedi, in collaborazione con il Dipartimento di Prevenzione dell'Asl 5 Spezzino, l'Associazione Anziani oggi e l'Auser/Arca di Lerici hanno svolto il Progetto "Argento vivo...Gruppi di cammino sul mare": un'attività organizzata nella quale un gruppo di persone si è ritrovato , per due incontri a settimana, per camminare lungo l'arenile e, con l'aiuto di uno specialista Anna Maria Venturini, eseguire esercizi in acqua e in  spiaggia Gli obiettivi di tale progetto sono finalizzati a promuovere e valorizzare l'invecchiamento attivo favorendo la socializzazione ed il benessere psico-fisico delle persone anziane attraverso l'incremento dell'attività fisica nella vita quotidiana. Nello specifico l'iniziativa è nata e finalizzata  a creare gruppi di persone, adulte e anziane, favorendo l'apprendimento di semplici esercizi di forza ed equilibro facilmente memorizzabili e ripetibili , proposti dallo specialista e atti al miglioramento dell'equilibrio e alla stimolazione della propriocettività del piede, consigliati sia per il mantenimento delle funzionalità motorie nelle persone adulte, sia per la riduzione degli incidenti e delle cadute nelle persone ultra sessantacinquenni.
mostriamo le foto delle nostre "sirenette" ..........al lavoro.......

(raffaella coglitore)

 

OSTEOPOROSI - Rivitalizziamo le Ossa

Sabato 16 Maggio ore 15:00 presso AUSER ARCA Lerici - Via Gerini 40

  • Relatrice:Dott.ssa Anna Maria Venturini (Scienze motorie): Prevenire e controllare l’osteoporosi attraverso il movimento consapevole
  • Relatori: Valentina e Dario Cecchini Manager FLP: La giusta integrazione per rinforzare le ossa


  • Info: 3389478984 Pina, incaricata FLP
  • Info e prenotazione lezione gratuita : dott.ssa Venturini 3382511166

Vedi il programma completo (pdf)



L'osteoporosi è insidiosa, agisce di sorpresa ed avanza in silenzio, approfittando degli "errori" di una vita. Simile ad un tarlo invisibile, aggredisce le ossa rendendole vulnerabili e fragili, con conseguenze devastanti e spesso invalidanti. Alimentazione, età avanzata e pigrizia sono le peggiori nemiche delle ossa.
La prevenzione dell'osteoporosi riguarda un insieme di suggerimenti inerenti le abitudini e lo stile di vita. Si tratta di opportuni accorgimenti utili alla TUTELA della salute nei confronti di una patologia fortemente invalidante.I passi chiave che si dovrebbero perseguire a tutte le età per ottenere una valida prevenzione dell'osteoporosi possono essere così riassunti:
1. seguire una dieta bilanciata ricca di calcio e vitamina D
2. praticare esercizio fisico in relazione al peso corporeo
3. seguire stili di vita sani (senza alcol né fumo né droghe)
4. e, quando appropriato, eseguire esami per definire la densità minerale ossea ed eventualmente sottoporsi alle terapie del caso.

OsteoporosiPer la prevenzione dell'osteoporosi è altresì opportuno considerare che ad ogni età corrispondono raccomandazioni specifiche. Nei bambini e negli adolescenti è fondamentale garantire una dieta ricca di calcio, un'adeguata sintesi (ed apporto esogeno) di vitamina D, la pratica di attività fisica regolare ed il monitoraggio del bilancio ormonale.
Negli adulti e negli anziani invece, oltre ad assicurare calcio e vit. D, è fondamentale che non si verifichino abusi di: alcol, tabagismo e caffeina.

IMPORTANZA ATTIVITÀ' FISICA:
La dott.ssa Venturini laureata in scienze motorie e specializzata nella tecnica “Bones for Life” (Ossa per la vita®) illustrerà il programma del Metodo Feldenkrais per stimolare la rigenerazione del tessuto osseo attraverso il movimento naturale e il miglioramento della postura,
L'attività motoria intelligente permette infatti allo scheletro di mantenere, fino all'età avanzata, una buona capacità di adattamento funzionale e strutturale, con conseguente prevenzione di mal di schiena, precoci atrofie ossee, osteoporosi involutive, cedimenti vertebrali.
Coloro che desiderano previa prenotazione potranno usufruire di una lezione gratuita presso la Palestrina.

INTEGRARE IN MANIERA CORRETTA:
Specie tra gli anziani spesso si riscontra una carenza di vitamina D fondamentale per fissare il calcio nelle ossa. Il metodo più semplice ed economico di procurarsi della vitamina D è semplicemente quello di esporsi al sole (almeno viso e braccia) per circa 20 minuti ogni giorno, o per periodi più lunghi nel corso della bella stagione in modo da fare il pieno di questa vitamina. Esiste anche qualche alimento che contiene vitamina D (ad esempio pesce e uova), ma in alcuni casi potrebbe essere necessario, soprattutto in persone di una certa età, supplire alla scarsità di vitamina D e calcio con degli integratori specifici consigliati da Valentina e Dario Manager dell'azienda FLP.

 


Osteoporosi

Linee guida per la prevenzione

 

L'eccellenza (Lerici: storie  & fotografie)

di Euro Puntelli

Finalmente si dispone di un testo di storia locale che unisce passione e competenza e che costituisce un valido excursus lungo le principali direttrici della cultura del territorio. Spesso, infatti, gli autori di cose locali privilegiano le proprie interpretazioni e selezionano gli argomenti in conformità a questa esigenza. Nulla di tutto questo per Margherita Manfredi, che pro-cede da una seria documentazione archivistica e che, caso mai, stimola il lettore ad ampliare le sue conoscenze attingendo direttamente alle fonti. Le illustrazioni, fotografie e disegni, uniformate nella veste grafica da Walter Bilotta, oltre all’indubbio valore artistico, sono sempre funzionali al testo e non costituiscono mai semplici abbellimenti. E’ stato colto per-tanto l’obiettivo, non certo facile, di crea-re un’opera in cui testo e illustrazione fossero un tutto unico e non un semplice accostamento. Come esperienza persona-le, posso aggiungere che, non appena terminata la lettura, mi sono messo in cammino nel territorio alla scoperta dei punti esatti in cui sono stati dipinti i vari paesaggi presentati nel testo. C’è quindi da sperare che si realizzi l’auspicio degli autori e che, a questo libro, ne seguano altri per completare la documentazione. Perché, se la finalità principale di questo testo era, come scritto dagli autori nella prefazione, stimolare i cittadini alla riscoperta delle proprie radici storiche e culturali, questa si può dire pienamente raggiunta. 

 

 

Esiste una cuciniera lericina?

di Gino Cabano 

Era la primavera del 1822 quando  Percy Bysshe  Shelley trascorse a San Terenzo con Mary Godwin l’ultimo periodo della sua vita. Anni difficili, anni infausti anche per chi aveva soldi per vivere. La stessa Mary  racconterà: “la povertà degli abitanti è al di là di ogni immaginazione, e tuttavia non sembrano infelici; vanno avanti in una soddisfazione sporca, o in una soddisfatta sporcizia, mentre noi troviamo che sia ar-duo lavoro provvedere un po' di cibo nel raggio di qualche miglio. Non potevamo procurarci provviste in luoghi più vicini di Sarzana e perfino là le forniture erano assai deficienti ”. In quel tempo, proprio a Sar-zana, i Santerenzini tentavano la vendita dell’eccedenza del loro pescato. Questo, meno di duecento anni fa! Erano gli anni in cui gli unici mezzi possibili per mantenere quel poco di cibo che si poteva rimediare, consistevano nella salamoia, nell’essiccare  o nell’affumicare. L’agiada non era ancora un “piatto”. E lo scabecio e il carpione e-sclusivamente il mezzo per mascherare i sapori sgradevoli del cibo. L’evoluzione dell’agiada porta al pesto, una salsa neces-sariamente stagionale, che in seguito di-venterà tanto gradevole agli inglesi, e non solo, ma che in quel 1822  era ancora un sogno. Il pesto comparirà per la prima vol-ta  nella “Cuciniera genovese” di G.B. Rat-to soltanto nel 1877 e diventerà immediato motivo di discussione tra i gastronomi, perché, oltre a discutere se   il formaggio dovesse essere “olandese”, se si dovesse  aggiungere burro, ci si chiedeva se il basi-lico poteva essere sostituito dalla maggio-rana e dal prezzemolo! Pensate che il pesto  è completamente sconosciuto all’Artusi; questo nel 1891. Tempi strani, dove anche l’olio era un bene  che solo i ricchi proprie-tari terrieri potevano permettersene l’uso. E l’unto delle salse, in Liguria come in gran parte dell’Italia, si estraeva dalle noci, dagli arachidi e dai pinoli, per noi, questi ultimi, cari e rari perché d’importazione toscana. Si pianteranno in seguito i pini domestici, non per bellezza, ma per l’economia. L’olio d’oliva si adoperava nelle minestre, una lacrima, altrimenti il lardo o grasso di montone che necessaria-mente si recuperava dopo l’uso. L’olio compare sporadicamente nelle minestre e nei fritti delle famiglie agiate. Anche le pa-tate e i pomodori timidamente si affacciano sulle mense a Ottocento inoltrato, così co-me  il cavolo nero  e il cece. E con l’avvento della farinata, che i genovesi chiameranno “oro di Pisa”, compare la panisa sotto forma di polenta impreziosita dalle cipolle. Già i Lucchesi avevano codi-ficato un piatto fatto con seppie e bietole. Solo i funghi caratterizzano la tavola ge-novese e da lì in poi il pesce, in particolare quello azzurro che per le tecniche del pe-scaggio diventerà economico e (con altro minutame)  potrà essere fritto, bollito e conservato sotto sale. Scrivendo all’amico Leigh Hunt,  squattrinato ma intrigante, il 19 giugno 1822, Shelley  si augura di rive-derlo presto, concludendo la sua lettera con l’amletico dubbio  se ciò dovesse ricercarsi  nell’affetto o nelle cotolette di vitello: “Con te qui godrò molto del primo e divo-rerò molto delle seconde”. Preistoria o fu-turo?

 

 

 

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